Guide · posta elettronica · 7 novembre 2026
SPF, DKIM e DMARC: come verificarli e perché le tue email finiscono in spam
Se le tue email arrivano in spam, o un cliente ti dice di aver ricevuto una mail "tua" che non hai mai scritto, il problema quasi sempre è in tre record DNS: SPF, DKIM e DMARC. Qui trovi cosa fanno, come leggerli e gli errori che vediamo più spesso.
Vuoi solo la risposta? Inserisci il tuo dominio nel controllo SPF, DKIM e DMARC: ti dice in pochi secondi cosa manca.
Il problema: chiunque può scrivere "da" il tuo dominio
Il protocollo della posta (SMTP) è nato senza controlli sul mittente: chiunque può spedire una mail con scritto info@tuaazienda.it nel campo "Da". SPF, DKIM e DMARC sono le tre aggiunte che permettono a Gmail, Outlook e agli altri provider di verificare se una mail viene davvero da te.
SPF: chi è autorizzato a spedire
SPF è un record TXT sul dominio che elenca i server autorizzati a inviare posta a suo nome. Esempio reale, quello di diobo.it:
v=spf1 include:_spf.mx.cloudflare.net include:spf.brevo.com -all
Si legge così: possono spedire i server di Cloudflare e di Brevo; tutti gli altri no (-all). La parte finale conta: ~all chiede di considerare sospette le altre mail, -all di rifiutarle, ?all e +all di fatto non proteggono.
Errori comuni:
- Due record SPF: succede quando si aggiunge un servizio (newsletter, gestionale) e si crea un secondo
v=spf1invece di aggiungere unincludeal primo. Con due record SPF il controllo fallisce. - Più di 10 lookup DNS: ogni
include,a,mx,existseredirectcosta un'interrogazione, e anche gli include annidati contano. Oltre 10 il record è considerato non valido. Il nostro strumento li conta e mostra l'albero degli include. - Servizio dimenticato: il sito che manda le notifiche, il gestionale che invia le fatture. Se spediscono a nome del dominio e non sono nel record, le loro mail falliscono.
DKIM: la firma digitale della mail
Con DKIM il server che spedisce firma ogni messaggio con una chiave privata; la chiave pubblica sta nel DNS, sotto un "selettore". Chi riceve verifica la firma e sa che il messaggio non è stato alterato e viene da un server autorizzato dal dominio.
brevo1._domainkey.diobo.it CNAME → chiave pubblica DKIM pubblicata da Brevo
Il nome prima di ._domainkey è il selettore e lo sceglie il servizio di posta: google per Google Workspace, selector1 e selector2 per Microsoft 365, nomi propri per gli altri. Se il nostro strumento non trova DKIM, indica il selettore del tuo provider nel campo apposito.
DMARC: cosa fare quando i controlli falliscono
DMARC è il record che lega tutto insieme. Dice ai provider cosa fare con una mail che usa il tuo dominio ma non supera SPF o DKIM, e dove mandarti i report.
_dmarc.diobo.it v=DMARC1; p=reject; adkim=r; aspf=r; rua=mailto:…
p=none: osserva soltanto. Le mail false vengono consegnate. Utile solo come primo passo.p=quarantine: le mail false finiscono in spam.p=reject: le mail false vengono respinte. È la protezione vera.
Un dettaglio che sfugge spesso: per DMARC non basta che SPF o DKIM passino, devono essere allineati al dominio nel campo "Da". Una mail inviata da Gmail come info@tuaazienda.it passa SPF e DKIM per gmail.com, ma per DMARC del tuo dominio non vale nulla.
La sequenza giusta per attivarli
- Elenca tutti i servizi che spediscono a nome del dominio: posta, sito, newsletter, gestionale.
- Unisci tutto in un solo record SPF e controlla di restare sotto i 10 lookup.
- Attiva DKIM su ogni servizio che lo supporta.
- Pubblica DMARC con
p=nonee un indirizzo per i report. - Manda mail vere e verifica nelle intestazioni ("Mostra originale" in Gmail) che compaia
dmarc=pass. - Solo allora passa a
quarantinee poi areject.
È esattamente la sequenza usata per diobo.it: DMARC è passato a reject solo dopo aver visto dmarc=pass su una mail reale.
Verifica il tuo dominio
Il controllo email mostra MX, SPF con il conteggio dei lookup, DKIM e DMARC, con le spiegazioni dei problemi trovati. Per un quadro completo del sito c'è il check-up gratuito. Se preferisci che ci pensiamo noi: info@diobo.it.